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Tra gioco e scienza: possibili applicazioni terapeutiche, per la calvizie, di una curiosa scoperta. Lo studio mostra come sia possibile alterare per via genica il colore dei capelli, il che (oltre a costituire di per sé una prospettiva interessante sul versante cosmetico) potrebbe avere notevoli applicazioni nell'ambito della ricerca su possibili terapie geniche alla calvizie.
Tatuaggi, piercing dentali o linguali. Nel giro di un decennio, indicativamente, i teenager (e i loro genitori nostalgici) potrebbero disporre di un altro mezzo per esprimersi: capelli che sono geneticamente "ingegnerizzati" per crescere con riflessi verdi, gialli, blu o rossi, nonché in fogge particolari.
Si potrebbe arrivare alla situazione in cui, sotto condizioni di normale illuminazione, i capelli potrebbero risultare dei consueti colori, mentre sotto una leggera luce blu i fusti dei capelli potrebbero, se opportunamente "progettati", diventare fosforescenti.
Questo curioso scenario esiste già nel mondo dei roditori. Topi dal pelame verde da cima a fondo - utili per taluni esperimenti - possono essere acquistati dal Jackson Laboratory di Bar Harbor, nel Maine, specializzato nel fornire cavie a scienziati che ne abbisognino a fini di ricerca. E, secondo un recente articolo comparso su Proceedings della National Academy of Sciences, i topi dal pelame verde sono molto vivaci e godono di ottima salute.
Robert Hoffman, presidente della San Diego's AntiCancer Inc. (la compagnia che ha creato i topi dal pelame verde), afferma che in verità i bizzarri animaletti non sono né completamente verdi, né maculati in modo regolare: il profilo cromatico è più variegato. Ecco come hanno fatto.
Primo, sono stati rimossi dai topi brani di pelle e trattati con un enzima per facilitare il distacco.
Quindi, un gene di medusa è stato immesso in un virus innocuo nel brodo di coltura. Se il gene penetrava nel genoma delle cellule produttrici di capelli, la cosa si rendeva subito evidente: il gene, regolando la formazione di una proteina fluorescente, fa sì che capelli e follicoli assumano un bagliore verde se sottoposti ad un'illuminazione opportuna.
Passo conclusivo: trapianto della pelle dal pelame verde nei topi.
Quale potrebbe essere, abbiamo chiesto ad Hoffman, l'utilità effettiva in tutto ciò? Lo si fa per creare buffi animaletti per i ricchi, famosi e fuori di testa? Hoffman dice che non vedrebbe nulla di strano nel fatto che la gente possa voler, in futuro, alterare geneticamente il proprio scalpo per ragioni cosmetiche: "Che diamine, preferirei veder gente usare un gene sicuro piuttosto che tinture per capelli tossiche", ha dichiarato.
Questa, evidentemente, non è una motivazione di ricerca anti-cancro, come il nome dell'istituto lascia intendere. Tuttavia la finalità in tal senso c'è: scoprire come si possa impedire la caduta dei capelli durante la chemioterapia.
Il pelame verde, di fatto, è stato creato per motivi di convenienza. Gli scienziati stanno tentando di immaginarsi come inserire geni efficientemente nei follicoli - e un pelame appariscente è appunto un segnale inequivocabile, e che salta all'occhio immediatamente, che un gene è stato, appunto, inserito con successo.
Ora Hoffman e i colleghi hanno in programma di passare al setaccio il genoma umano per trovare i geni che potrebbero aiutare i capelli a ricrescere.
Non sono, comunque, privi di interesse nei confronti di tutte le altre tipologie di caduta - come l'alopecia androgenetica. Gli uomini diventano calvi quando i loro follicoli piliferi rispondono all'azione degli ormoni maschili e si tramutano in altre tipologie di follicolo (come per le zone del nostro corpo meno ricoperte di pelo). Si pensi allora alla possibilità di inserire geni per indurre la trasformazione contraria. "Chiunque lavori nel campo della biologia del capello ha un occhio sempre rivolto a questo obiettivo", dice Hoffman.
Hoffman sogna addirittura di "ingegnerizzare" i follicoli piliferi per renderli delle vere e proprie "fabbriche" di importanti agenti chimici che potrebbero essere immessi nel flusso sanguigno per curare malattie di varia natura. Dopo tutto, le cellule che danno origine al capello sono riproduttive.
"Pensiamo a questo: un fusto pilifero lungo un metro che esce da un minuscolo follicolo", enfatizza. "Ora, invece di fare ciò per dotare le donne di stupende capigliature, immaginiamo di produrre una proteina che curi il diabete, il Parkinson, il cancro."
C'è un corposo quantitativo di lavoro da fare prima che questo sogno possa avverarsi, come per esempio assicurarsi che i geni vengano effettivamente, e stabilmente, posti in una forma "valida"; prospettare in che modo si possa mettere efficientemente del DNA nei follicoli, applicandolo direttamente allo scalpo (soluzione decisamente più piacevole che non il farsi staccare piccoli lembi di pelle); in ultimo, ma non in ordine di importanza, stabilire se la terapia possa dirsi del tutto sicura.
Una volta che tutto ciò sarà stato fatto, ne conseguirà rapidamente la possibilità di cambiare il colore dei capelli, inferisce Hoffman - e la tavolozza delle possibili sensazionali sfumature crescerà a dismisura. Gli scienziati hanno già prospettato un modo per modificare la proteina estratta dalla medusa in modo che il pelame cresca giallo o blu. Un'altra proteina - questa, invece, derivata da un corallo - produce pelame rosso. Gli studiosi stanno allora cercando ulteriori colori tra animali acquatici quali i polipi e altre creature che vivono sulle scogliere tropicali.
Redazione Salusmaster 18/10/2002
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