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Intervista al Dott. Washeenik


Intervista al Dott. Washeenik

Il sito americano Hairlosshelp intervista il Dr. Washenik. (PARTE II)

Domanda: Tom Barrows e il suo gruppo di lavoro hanno intenzione di utilizzare matrici di polimeri per impiantare queste cellule nella pelle?
Dott. Washeenik Sì, e posso dire che su questa tecnica si sta lavorando già da un bel po’. La questione è, se si metteranno cellule nella pelle, in che cosa le si metterà. E chiaramente c’è bisogno di una qualche matrice o impalcatura per introdurre il progenitore del follicolo nella pelle. In pratica uno si trova quasi a realizzare un “bocciolo” ex novo, perciò è necessario che vi sia qualcosa che dia coesione alle cellule.

Domanda: Supponendo che riusciate a far funzionare il tutto, come farete ad essere sicuri di ottenere poi il segnale necessario all’attivazione del processo?
Dott. Washeenik: Quel che ci preoccupa è proprio sapere se, avendo tutte le parti necessarie, la cosa possa poi funzionare. E’ un po’ come dire: se mettiamo tutte le parti di un’automobile in un garage, si formerà una macchina oppure continueremo ad avere un ammasso di pezzi? Perciò, dal punto di vista della ricerca, tutti sperano che sia la natura stessa a sistemare le cose; tutti infatti scommettono che, una volta piazzate tutte queste cellule assieme nel modo giusto, sapranno condurre l’operazione a buon termine per contro proprio. Se ciò non risultasse come ci si aspetta, e se si dovessero introdurre sostanze regolatrici, allora tutto si complicherebbe e sarebbe più difficile sapere come orientarsi. Ci sono un sacco di fattori di crescita che sono stati scoperti nel corso degl’anni, come il Wnt, il Beta-catenin ed il Lef-1, o altri come il Noggin e il Sonic Hedgehog, che sono tutti implicati nel processo di crescita dei capelli. Ciascuno di questi ha dunque un ruolo nella formazione del follicolo capillifero, ma noi speriamo che quando si mettano le cellule assieme, esse stesse decidano come dare inizio alla produzione di quelle sostanze regolatrici di cui abbisognano.

Domanda: Siete preoccupati dall’eventualità che si formino cancri alla pelle a seguito dell’introduzione di queste cellule?
Dott. Washeenik: La paura che si formino cancri della pelle a seguito di operazioni di ingegneria dei tessuti deriva appunto da preoccupazioni legate ai fattori regolatori. Ad esempio, sappiamo che l’espressione di Sonic Hedgehog, che si sa essere importante nei follicoli capilliferi, è allo stesso tempo un fattore di rischio in persone che hanno una patologia chiamata sindrome delle cellule basali del nevo. Queste persone sviluppano un numero elevatissimo di cancri alle cellule basali della pelle e Sonic Hedgehog è risultato esservi coinvolto. Si sta anche lavorando sul percorso del Wnt assieme al Beta-catenin e al Lef-1; quando questi mostrano un’iperespressione delle proteine regolatrici, si hanno queste neoformazioni chiamate pilomatricomi. Per questa ragione, risulterebbe problematico se si dovessero introdurre queste molecole regolatrici dall’esterno dato che è assai difficile far sì che queste giungano al momento giusto e nel quantitativo desiderato quando le cellule ne hanno bisogno. Questo spiega perché tutto ciò che si è fatto finora utilizzando l’ingegneria dei tessuti presupponga che questi fattori di crescita non debbano essere recapitati in loco e che il corpo umano già li produca nel modo corretto così da non incorrere in nessun pericolo. Il come tutto ciò possa essere realizzato – ossia il come “impacchettare” bene queste cellule – dipenderà molto da come queste cellule interagiranno le une colle altre prima di venire introdotte nella pelle.

Domanda: S’è fatta della ricerca su ciò che avviene quando si mettono queste cellule assieme in coltura?
Dott. Washeenik: Sì. Ci sono persone che vi hanno lavorato sopra; una delle cose che sono state studiate più attentamente è stato vedere che cosa potesse succedere mettendo fibroblasti e cheratinociti assieme in coltura: insomma, quali sostanze chimiche venissero scambiate da una parte all’altra. Quello che ci interessa sapere è quali processi regolatori vengano innescati da queste cellule e se si possa dare inizio ad un follicolo capillifero per induzione in coltura.

Domanda: Alcune persone presentano il cosiddetto diradamento diffuso laddove altre hanno la classica calvizie comune: chi sono i migliori candidati per la neogenesi follicolare o tecnica di clonazione dei capelli?
Dott. Washeenik: Finora, si è affrontata la cosa partendo da un sistema che viene definito autologo, per cui si prendono cellule da una persona, le si coltiva e le si rimette sulla stessa persona. Nel qual caso, con tutta probabilità, le persone affette da alopecia areata, alopecia universalis ed alopecia totalis non potranno beneficiarne poiché si tratta di patologie legate al sistema immunitario e quindi non patologie del capello. Ma per le persone con cicatrici, alopecia androgenetica o persone con carenza di capelli congenita oppure vittime di ustioni, persone insomma che hanno aree su cui peli e capelli non possono crescere, be’, per tutte queste persone dovrebbe funzionare bene. Difatti, funzionerà perfino per coloro che non hanno propriamente una patologia e che magari desiderano solo dei capelli più folti o più spessi. Comunque sia, il dilemma rimane questo: in soggetti che presentano diradamento diffuso potrebbe capitare di scegliere cellule provenienti dalla parte posteriore del capo che potrebbero tuttavia essere soggette a calvizie. Ma pensandoci bene, non è poi un dramma, se si pensa che, comunque sia, si possono sempre guadagnare degl’anni di capelli in più anche se i capelli aggiunti non sono permanenti. Di solito, ci si mette circa 20 anni a diventare calvi dalla pubertà, ciò significa che questi soggetti avranno lo stesso dei benefici per molto tempo.

Domanda: Questi soggetti avranno la possibilità di sottoporsi ad un secondo trattamento nel caso perdano ancora i capelli?
Dott. Washeenik: Certamente. Possono tornare dopo un periodo di 2 anni e farsi impiantare altri 10.000 “semi” di capelli.

Domanda: Quando in futuro ciò si potrà fare, quanto tempo ci vorrà per vedere crescere i capelli dal momento in cui questi “semi” o progenitori del follicolo vengono impiantati?
Dott. Washeenik: Diciamo circa 3 mesi.

Domanda: Quando questa tecnica sarà disponibile, continuerete a fare trapianti di tipo convenzionale? Ce ne sarà ancora bisogno?
Dott. Washeenik: Penso che quando uscirà questa tecnica di prima generazione quelle persone che non dispongono di una buona attaccatura potranno avere bisogno di un trapianto convenzionale solamente sulla parte frontale; sempre nel corso dell’intervento, poi, le loro cellule potranno essere raccolte così che dopo 3-4 settimane essi potranno tornare per avere un incremento nella densità grazie alle cellule impiantate. Coloro che già possiedono una buona attaccatura, e che necessitano pertanto solo di un po’ di densità in più, potranno farsi semplicemente coltivare le cellule e farsele impiantare successivamente.

Domanda: Che mi dice della prossima generazione di questo trattamento? Che cosa offrirà? Quando sarà disponibile?
Dott. Washeenik: Colla prossima generazione, che penso uscirà da 1 a 5 anni dopo, si sarà in grado di far uso di cellule di altre persone. In questo modo si potranno ottenere cellule capillifere da una banca, come ad esempio una banca del sangue, e impiantarle nella pelle di chiunque. Allora si potrà davvero selezionare il tipo di capello e il colore desiderati. Però ci sono ricercatori convinti che l’intervento allogenico (da persona a persona) uscirà prima di quello allopatico. Questi pensano che sia più promettente poiché, a loro giudizio, garantirebbe risultati uniformi. Ma trattando diversi pazienti si ha a che fare con molte variabili che si basano sulle loro caratteristiche individuali. Lavorando sempre cogli stessi fibroblasti follicolari, si riduce il numero di variabili così da avere risultati più costanti.

 








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