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I microinnesti


I primi che sperimentarono il trapianto di capelli si accorsero presto che questo intervento funzionava: i capelli trasferiti dalla regione occipitale conservavano le medesime caratteristiche e aspettative di vita.

Purtroppo, negli anni 50, anno in cui tutto iniziò, i concetti di estetica e microchirurgia erano assai diversi da oggi, i pazienti assai meno esigenti, e ciò che ottenevano rappresentava comunque il meglio allora disponibile.
Gli innesti avevano un diametro di 4 mm e contenevano in media circa 40 capelli, un ciuffetto!
La tecnica divenne popolare almeno quanto lo sono oggi le sue stimmate.
I chirurghi che appresero ed eseguirono questa tecnica furono capaci di affinarla in modo notevole pur senza variare l'innesto di base. Il prelivo, il disegno, l'inclinazione, i tempi furono sviscerati sino alla perfezione e nonostante i suoi intrinseci difetti la tecnica diede dei buoni risultati.

Poco alla volta iniziò negli anni 80 l'affannosa corsa al 'più piccolo', 3 mm, 2 mm, il mini-innesto, il micro-innesto.
Nella corsa al più piccolo gli errori furono tanti e hanno riguardato più la mentalità che non la tecnica.
I chirurghi avrebbero dovuto prontamente cambiare abitudini: il trapianto vecchio stile presentava ormai poche incognite; poteva essere eseguito da una équipe ristretta composta da due e talvolta anche da una sola persona; i piccoli innesti viceversa avevano bisogno di infermiere specializzate nel taglio, tecniche di posizionamento e di incisione degli innesti più accurate, tempi più lunghi, una grande pazienza, una buona vista o l'abitudine ad operare con binocoli ingranditori.
I risultati iniziali furono disastrosi, coloro che corsero impreparati alla ricerca del più piccolo furono delusi ed attribuirono alla tecnica le cause del proprio fallimento.
'Troppo piccoli non crescono', 'I capelli sono troppo pochi', 'I pazienti vogliono più volume e solo le isole possono dare questo effetto'; queste e altre dicerie popolarono i primi congressi degli anni 90, ma la sfida era ormai lanciata.

Osservando ingrandita una piccolissima area di cuoio capelluto ci si accorgerà che i capelli, pur spuntando singolarmente, sono raccolti in piccoli gruppetti ad eccezione della linea frontale: le unità follicolari.
Selezionare gli innesti sulla base di queste unità anatomiche significa trasferire i capelli nella misura più piccola con la maggiore percentuale di successo e una assoluta naturalezza.



Osservando ingrandita una piccolissima area di cuoio capelluto ci si accorgerà che i capelli, pur spuntando singolarmente, sono organizzati in piccoli gruppetti ad eccezione della linea frontale: le unità follicolari. Selezionare gli innesti sulla base di queste unità anatomiche significa trasferire i capelli nella misura più piccola con la maggiore percentuale di successo e una assoluta naturalezza.

Il trapianto follicolare rappresenta il logico punto di arrivo dopo 30 anni di storia di trapianti.
Si basa sull'identificazione della naturale distribuzione in gruppi dei capelli del paziente, sulla loro accurata dissezione e sul posizionamento nell'area di calvizie secondo una distribuzione e una densità adeguata ad un individuo adulto.
Da un punto di vista microscopico queste unità comprendono da 1 a 4 capelli che formano gruppi distinti avvolti da fibre collagene circonferenziali che prendono il nome di perifollicolo.
I capelli di uno stesso gruppo salgono verso la superficie attraversando un unico canale, dividendosi poi nel tratto finale per spuntare da orifizi distinti.
Se questi gruppi sono identificati, il trapianto potrà essere 'follicolare', e la comprensione di questa struttura anatomica sarà utilizzata dal chirurgo a vantaggio del paziente. Vediamo quali sono i principali benefici:

  • La cute senza capelli non sarà trapiantata inutilmente
  • Le incisioni nel sito ricevente saranno ridotte
  • La diffusione di nutrienti ai follicoli sarà maggiore
  • Le crosticine post-operatorie diminuiranno in dimensioni e tempo
  • Gli innesti potranno essere posizionati più vicini gli uni agli altri
  • Un maggior numero di innesti potra essere mobilizzato per ogni sessione

Il numero di follicoli per centimetro quadrato è compreso in media tra 60 e gli 80 ed è un parametro assai meno variabile del numero di capelli. In un paziente con un'alta densità saranno presenti un alto numero di follicoli da 3 e da 4 (200-250 capelli per cm²), viceversa in un paziente con densità più basse saranno presenti maggiormente follicoli da 2 e da 3 (140-180 capelli per cm²).

Con il passare degli anni, un capello di ciascun gruppo, in modo casuale, andrà incontro ad un lento processo di miniaturizzazione mentre gli altri resteranno invariati; in questo modo avrà luogo, omogeneamente e non a chiazze, il fisiologico processo di diradamento.
Quando si pianifica un intervento, avendo compreso il concetto di unità follicolari e la loro evoluzione si può programmare il riposizionamento nell'area calva di quello stesso tipo di capelli che sono andati persi.
Saranno selezionati i follicoli più piccoli per la linea anteriore e rigorosamente quelli che contengono un solo capello per la prima fila, poi secondo un gradiente omogeneo quelli che contengono due e tre capelli riservando le aree più centrali a quelli che contengono 4 capelli.

I microinnesti
Riuscire a suddividere in modo accurato le unità follicolari richiede abilità, esercizio, pazienza e sicuramente una buona dose di pignoleria. Gli innesti così suddivisi, con cura e soprattutto senza alcuno spreco, vengono disposti in ciotole refrigerate come mostrato in basso. Saranno poi inseriti con la stessa cura in piccolissime incisioni.
Il cuoio capelluto ingrandito
Dall'immagine sono facilmente individuabili (all'interno del cerchio rosso) sulla sinistra un'unità follicolare con 3 capelli, mentre sulla destra un'unità follicolare con 1 capello.


 








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