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Alopecia maschile e femminile


Il termine alopècia comprende sia l'ipotrichìa, che indica la carenza di peli o capelli, sia la ''calvizie'', che indica la mancanza irreversibile di capelli.

Il termine ''defluvio'' (o ''defluvium'' dal latino) viene invece utilizzato quando si vuole indicare una caduta anormale di capelli per quantità e qualità, mentre quello di ''effluvio'' (o ''effluvium'') andrebbe riservato ai casi in cui la caduta è numericamente molto elevata, anche molte centinaia di capelli al giorno, e qualitativamente omogenea (tutti capelli in telogen maturo o in anagen distrofico etc).
Secondo l'articolo originale dell'autore che lo ha descritto per la prima volta (Kligman, 1961), il telogen effluvium è una modalità di caduta dei capelli che fa seguito a stress emotivi, malattie febbrili soprattutto se prolungate, malattie croniche debilitanti, parto, somministrazione di eparina etc Recentemente (1991), uno dei più qualificati studiosi italiani su questo problema (A. Rebora), ha fornito alcune interessanti precisazioni che brevemente cercheremo di riassumere qui di seguito cercando di interpretare il pensiero dell'Autore nella maniera più corretta possibile.

Il telogen effluvium può essere differenziato in acuto e cronico: nel primo caso la caduta, improvvisa e violenta, segue uno stimolo improvviso e violento, della durata di pochi giorni o anche molto più breve (incidenti stradali, morte di familiari, interventi chirurgici, febbre elevata, parti difficili etc), dura da 2 a 3 mesi (cioè il tempo che impiegano a cadere i capelli che si sono ''rifugiati'' in telogen) e si risolve generalmente con il ''ritorno'' di tutti i capelli; nel secondo caso la causa scatenante è molto più sfumata (problemi sociali di adattamento, stati di ansia, somministrazione di particolari farmaci, diete inadeguate etc) e si assiste ad una caduta di capelli generalmente elevata, con durata di mesi o anni, senza variazioni stagionali, senza tendenza alla guarigione spontanea e, con il tempo, comparsa di un diradamento diffuso e di varia entità. In pratica potrebbe trattarsi di un' ''alopecia areata non areata'' (o, con un termine spesso utilizzato negli ultimi tempi, di un' ''alopecia areata incognita''); nell'alopecia areata , lo stimolo causale provoca arresto delle mitosi della matrice del pelo e caduta di quest'ultimo con aspetto distrofico. Dal momento che la caduta si manifesta a chiazze è evidente che l' ''insulto'' deve trovare in quella particolare area capelli che sono più suscettibili rispetto agli altri e, dato che la sensibilità dipende dal grado di attività mitotica (cioè di riproduzione delle cellule della matrice), se i capelli si trovano già in fase catagen o telogen sono completamente insensibili; i capelli che cadono nell'alopecia areata devono obbligatoriamente trovarsi in fase anagen e non in qualsiasi sottofase (perché altrimenti cadrebbero l' 80-90% di quelli presenti) ma solo in quella ''anagen VI'' (a più alta attività mitotica).

I capelli del vertice e del margine posteriore di inserzione del cuoio capelluto, che hanno un anagen più lungo, hanno pertanto maggiore probabilità di cadere come anagen distrofici; la chiazza di alopecia areata può con il tempo allargarsi perché, persistendo lo stimolo, altri capelli nella zona circostante raggiungono la fase del ciclo vitale nella quale sono maggiormente sensibili allo stimolo stesso. In casi particolarmente gravi può succedere di veder cadere in breve tempo tutti i capelli che si trovano in qualsiasi sottofase anagen con persistenza solo di quelli in fase catagen e telogen. Poiché questi ultimi cadranno in un tempo massimo di tre mesi (durata costante della fase telogen) arriveremo, se non vengono sostituiti, ad un'alopecia areata generalizzata (cioè con completa assenza di capelli).

L'alopecia areata è più rara a verificarsi in chi ha già un'alopecia androgenetica per vari motivi:
1) la fase anagen è accorciata;
2) più capelli si trovano in fase telogen;
3) percentualmente ci sono meno capelli;
4) i capelli tendono a ''sincronizzare'' i loro cicli (cioè ad ''animalizzarsi''), con abbondanti cadute in autunno e in primavera così come gli animali con pelliccia (come già in precedenza riferito normalmente capelli vicini si trovano in fasi di sviluppo differenti in modo che i ricambi avvengono ''a mosaico'' evitando così, a parte qualche accelerazione stagionale sulla falsariga di quanto si verifica in molte specie animali, di avere periodi dell'anno con più e meno capelli).

Sarà quindi meno probabile che l'''insulto'' trovi i capelli nel periodo sensibile mentre, dato che l'accorciamento della fase anagen comporta obbligatoriamente un anticipato passaggio verso quella telogen, sarà possibile che lo stesso stimolo che in un cuoio capelluto ''normale'' provoca la caduta in anagen distrofico (e quindi clinicamente l'alopecia areata) determini, in numerosi capelli di un cuoio capelluto che già presenta un'alopecia androgenetica o altre cause che hanno portato ad ''animalizzazione'' dei cicli (ad esempio al momento del parto, quando all' improvvisa caduta degli estrogeni si associa lo stress della particolare situazione, e al termine di lunghi periodi di assunzione di contraccettivi orali, anch'essi contenenti estrogeni), un' accelerazione verso il passaggio (che già era in atto) alla fase telogen e il conseguente consueto periodo di attesa di tre mesi prima della massiccia caduta che si presenterà in questo caso come ''telogen effluvium acuto''.

Seguendo questa chiave di interpretazione la possibilità che una caduta di capelli, quale conseguenza ad esempio di alcune terapie farmacologiche, si manifesti come ''alopecia areata'' o come ''telogen effluvium acuto'' sarebbe dovuta non al tipo di farmaco, ma al modo con cui il paziente sta ricambiando i propri capelli (cioè se capelli vicini si trovano in fasi differenti oppure sincronizzate di sviluppo).

D'altra parte può anche verificarsi il caso in cui lo stimolo che porta ad un telogen effluvium cronico possa colpire i capelli di un cuoio capelluto con normale asincronia dei cicli (cioè il ricambio fra capelli vicini avviene in maniera non sincronizzata) determinando prima un repentino passaggio alla fase telogen (indipendentemente dalla sottofase anagen in cui i capelli si trovavano) e quindi, successivamente, una ''sincronizzazione'' dato che questi capelli ''rinasceranno'' tutti più o meno nello stesso momento; come abbiamo visto poco sopra la sincronizzazione favorisce infatti il persistere del telogen effluvium piuttosto che l'alopecia areata.

Un preciso inquadramento delle alopecie, sia come caratteristiche cliniche che come modalità di caduta, è pertanto indispensabile per evitare di etichettare frettolosamente e spesso in maniera errata tipo e cause della caduta con conseguenti scarsi risultati terapeutici. E' pertanto necessaria un'approfondita indagine anamnestica (ceppo familiare, storia e decorso di precedenti malattie etc), clinica (intesa non solo come esame del cuoio capelluto ma anche e soprattutto come valutazione generale dello stato di salute e di nutrizione del paziente) e laboratoristica, che comprende non solo gli esami propri del capello (esame microscopico dei capelli caduti con il lavaggio, tricogramma, conta tricologica totale, mineralogramma etc), ma anche quelli di valutazione generale (esami ematochimici di routine con particolare riferimento ad emocromo, sideremia, transferrinemia, zinchemia, cupremia e magnesiemia) e, in casi selezionati, i dosaggi ormonali nel sangue e nelle urine.

Classicamente le alopècie vengono distinte in temporanee (transitoria inibizione funzionale della papilla del pelo) e definitive (scomparsa del follicolo e della papilla germinativa).
Da queste vanno differenziate le pseudo-alopècie, nelle quali i capelli sono stati strappati via o si sono spezzati (tricoclasìa) in seguito ad eventi traumatici, chimici, infettivi o per anomalie congenite del fusto: l' alopecia cioè si presenta, a parte la prima eventualità, senza perdita completa del capello.

 








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