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Chakra: i 7 centri del corpo


Cosa sono i chakra?

Oggi si sente spesso parlare di chakra, in psicologia ma soprattutto nell'ambito delle cosiddette “discipline alternative”, dalla cristalloterapia allo yoga.

Il termine chakra (o chakras al plurale - in sanscrito cakram, चक्र) è utilizzato da secoli nell'ambito della fisiologia indiana per indicare 7 centri di forza situati lungo la spina dorsale. Chakra significa letteralmente “ruota”, “vortice” e fa riferimento alle presunte caratteristiche energetiche di tali punti di forza, la cui esistenza è attestata in numerosi trattati storici dell'induismo.

I 7 chakra, intesi come centri vitali fisiologici e fisici, sono associati a plessi nervosi dove è maggiore la concentrazione di arterie, nervi e vene: tale corrispondenza è ben visibile negli antichi trattati indù che rappresentano minuziosamente la “fisiologia sottile” dell'uomo.

Nella maggior parte dei sistemi filosofici i chakra sono 7, ma non mancano riferimenti a chakra minori. Caratteristiche comuni nelle varie descrizioni dei chakra sono la localizzazione lungo la sushumna, il più importante tra i nadi; la presenza di “petali”; l'associazione con un mantra, una divinità ed un colore.

Per capire la dottrina dei chakra dobbiamo comprendere le basi della fisiologia induista, che vede il corpo umano come un complesso sistema percorso da decine di “canali”, detti nadi. Attraverso i nadi scorrerebbe il prana, l'energia vitale universale, che durante il suo percorso si concentrerebbe in questi 7 “vortici” garantendo un equilibrio all'intero sistema-uomo.

Alcuni studiosi hanno individuato corrispondenze tra la dottrina dei chakra ed altre dottrine fisiologico-mistiche, tra cui alcune descrizioni presenti nella cabala ebraica o nella fisiologia sottile dell'esicasmo.

Gli studi più importanti sui chakra sono le opere di Swami Purananda (datate circa al 1600) e gli studi di Arthur Avalon, orientalista inglese che approfondì per primo la conoscenza della dottrina dei chakras.

Nel dizionario sanscrito di Monier Williams, citato dal suddetto Arthur Avalon, i chakra sono descritti come “depressioni del corpo” o “circoli” utilizzati per scopi spirituali. Lo stesso Avalon vede come il coronamento della dottrina dei chakra l'ascesa di kundalini, la forza “serpentina” che dimorerebbe in corrispondenza dell'ultimo Chakra, e dalla cui ascesa potrebbe scaturire l'unione con il cosiddetto Sè Supremo (Paramatma).

I 7 chakra nel dettaglio

L'esposizione dei chakra si effettua solitamente dal basso verso l'alto, ossia dal chakra “inferiore” a quello superiore.

1) Muladhara

Muladhara è l'ultimo chakra, associato al colore rosso e ad un loto a 4 petali. Suo simbolo geometrico è un triangolo con il vertice che punta verso il basso, inscritto in un quadrato a sua volta contenuto in una circonferenza. Muladhara è il chakra della sessualità, dei bassi istinti, della sopravvivenza, dell'appagamento dei bisogni primordiali. Localizzato tra l'ano e l'organo sessuale, quindi nel cosiddetto plesso radicale, avrebbe un legame diretto con le ghiandole surrenali ed i reni.

2) Swadhisthana

Il 2° chakra è un loto arancione a 6 petali, cui corrispettivo fisiologico sono il centro pelvico e le ghiandole surrenali. Swadhisthana è il chakra più direttamente connesso con la riproduzione.

3) Manipura

Manipura è un loto giallo a 10 petali, la cui posizione è in corrispondenza dell'ombelico e del plesso solare. È il chakra della volontà, della digestione-alimentazione, del metabolismo.

4) Anahata

Questo è il chakra del cuore, della compassione. Rappresentato come un loto verde a 12 petali con una stella di David al suo interno, Anhata si associa al timo ed al plesso cardiaco.

5) Vishudda

Vishudda è il chakra della gola, situato all'incirca in corrispondenza del pomo d'Adamo. La rappresentazione di questo chakra lo vuole come un loto blu a 16 petali, al cui interno è un cerchio inscritto in un triangolo con la punta rivolta verso il basso. Vishudda è il chakra della comunicazione.

6) Ajna

Ajna corrisponde al cosiddetto “Terzo Occhio”, è associato al colore viola e rappresentato come un loto a 2 petali, al cui centro è un triangolo con il vertice rivolto verso il basso. Ajna chakra si collega al funzionamento dell'ipofisi ed è il chakra della chiaroveggenza, delle facoltà extrasensoriali.

7) Sahasrara

Carl Gustav Jung, il noto psicanalista svizzero, considerava il 7° come un “non-chakra” in quanto non direttamente interno al corpo umano. Parliamo infatti del “chakra del risveglio”, il loto dai 1000 petali la cui apertura coinciderebbe con la totale realizzazione spirituale. Sahasrara sul piano fisiologico è associato al funzionamento della ghiandola pineale, la stessa che secondo Cartesio metteva in connessione res cogitans e res extensa.

Chakra e scienza

Molti detrattori della teoria dei chakra chiamano a sostegno la mancanza di effettive prove scientifiche sulla loro esistenza. Ma è davvero possibile chiudere la questione in poche battute? Non mancano le ricerche scientifiche sui chakra, con accostamenti spesso molto azzardati o anche piuttosto interessanti. John Nelson, fisico statunitense, associa il primo chakra allo stadio orale di Freud, ed analizza i successivi descrivendoli come stadi di sviluppo.

Anche Carl Gustav Jung studiò a lungo i chakra soprattutto sul piano psicologico, associando l'”itinerario” della kundalini all'organizzazione della psiche. Jung si concentrò soprattutto sul significato simbolico dei chakra, utilizzandoli nell'abbozzo di una complessa teoria simbolica della psiche.

 








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