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Resilienza contro le difficoltà


La resilienza, ovvero piegarsi senza rompersi

Le difficoltà, i lutti, gli ostacoli e le crisi sono parte della vita di tutti noi, anche quando giungono in modo inatteso e ci trovano impreparati. Ogni difficoltà richiede delle risorse individuali specifiche per essere affrontata al meglio: è in questa direzione che psicologi e formatori utilizzano il termine resilienza.

In ingegneria meccanica, la resilienza è la capacità di un metallo (o di altro materiale) di resistere a trazioni e compressioni, insomma a forti sollecitazioni di breve durata, evitando di rompersi.

In psicologia si definisce resilienza la capacità di resistere alle difficoltà, ma non solo. La resilienza è una resistenza prolungata nel tempo, costante per le piccole e le grandi avversità; essa non contempla solo l'idea di resistenza (re - sistere, ovvero “fermarsi dietro”), ma anche quella di integrazione e riorganizzazione di eventi e situazioni del nostro vissuto, in una sintesi propositiva e positiva. Resilienza, insomma, come abilità di recupero psicofisico in conseguenza ad un trauma molto grave, e dopo la quale il soggetto può uscire addirittura rafforzato e più consapevole delle proprie abilità.

Ma torniamo un attimo ai metalli. Il metallo a bassa resilienza è detto fragile perchè facilmente soggetto a rottura. Un metallo resiliente, invece, non solo è solido dal punto di vista della materia, ma resiste bene sia ad alte che a basse temperature, e sopporta carichi applicati in modo repentino e violento.

Così, anche in psicologia il soggetto non resiliente è detto fragile, poco resistente, non sufficientemente capace di far fronte agli imprevisti. Possiamo associare la “buona materia” alla solidità della personalità resiliente, che trova la forza di reagire anche ad eventi oggettivamente traumatici e sconvolgenti.

La personalità resiliente

La personalità resiliente è introspettiva in modo autentico; indipendente ed interattiva, è capace di iniziative efficaci, mostrando propositività e creatività. Le capacità resilienti possono essere di tipo istintivo/fisico, affettivo/morale e cognitive, mostrando come la resilienza sia il prodotto dell'azione di una molteplicità di fattori.

Generalmente l'individuo resiliente ha una personalità ben integrata, mostrandosi equilibrato e resistente. Resilienza, si badi bene, non significa imperturbabilità ed insensibilità: ecco perchè riteniamo molto appropriata l'immagine del giunco, che si piega al passaggio del vento ma non si spezza. La personalità resiliente non è immune alla sofferenza, ma è in grado di valutare le potenzialità della crisis e risollevarsi, come una fenice, dalle ceneri dell'evento traumatico.

La personalità resiliente è poco immune alle generalizzazioni, riesce a circoscrivere il problema al suo ambito specifico senza “fare di tutta l'erba un fascio”, prendendo le distanze dal proprio “sabotatore interno”.

Resilienza, dunque, è forza psicologica. Gli “addetti ai lavori” parlano anche di hardiness, non vulnerabilità allo stress, i cui ingredienti primari sono impegno, senso di sfida e controllo. L'hardiness è qui intesa come presupposto ad una buona resilienza, consentendo al soggetto di resistere efficacemente agli urti più traumatici della vita.

Come si diventa resilienti?

Domanda da un milione di dollari: non ce la sentiamo di darvi “esercizi per diventare più resilienti”. La resilienza è una conquista, è il frutto di un lavoro su di sè che ci insegni anzitutto a (ri)conoscere le nostre risorse, e poi ad utilizzarle in modo efficace ed appropriato.

In psicologia si parla di locus of control interno per riferirsi a quelle persone in grado di fare affidamento su se stesse, di sentire che la loro vita dipende unicamente dai propri sforzi senza incolpare o responsabilizzare gli altri o il mondo. Il lavoro sulla resilienza implica anche un forte lavoro sull'autostima: la “ricetta” magica non esiste, ma esistono tante possibilità per avvicinarsi al mondo dell'autoascolto, dalla psicanalisi al counseling fino alla PNL o ad altre “discipline alternative”.

Uomini dalla resilienza straordinaria

E' facile trovare tutti i giorni esempi sorprendenti di resilienza. È il caso di Nick Vujicic, giovane australiano gravemente malato di tetramelia. Nonostante la sua gravissima menomazione (è nato privo di braccia e gambe), Nick è riuscito a diventare un famoso speaker motivazionale, imparando a scrivere con le due dita del suo piccolo piede e sposandosi di recente.

La resilienza non è una dote innata: si può educare e rafforzare anche osservando la vita di “chi ce l'ha fatta”, trasformando un ostacolo molto grave in opportunità per conoscersi e mettersi alla prova.

Successo non vuol dire necessariamente soldi, potere, denaro: significa incontrare la propria “missione”, sentire intensamente lo scopo per il quale si sta vivendo, ed essere capaci di riorganizzare la propria esistenza imparando da quel che gli eventi, giorno dopo giorno, ci insegnano.

Resilienza, dunque, vuol dire accogliere la Vita come il nostro Maestro, imparando ad ascoltare le sue Lezioni e trarne il giusto profitto.

Una perla dal passato

Perché arrenderci? Perché disperare? Tutto quello che è stato possibile fare in passato, lo si può fare oggi, purché manteniamo pura l'anima e seguiamo la natura: chi se ne allontana, sarà schiavo della paura, delle passioni e del caso. Si può tornare sulla retta via, si può recuperare l'integrità perduta: recuperiamola, potremo sopportare ogni tipo di dolore fisico e dire alla sorte: "Hai a che fare con un vero uomo: per vincere cercati un altro".


Seneca, Lettere a Lucilio

 








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