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Le emozioni


Cos'è un'emozione? Gli psicologi la descrivono come una reazione dell'organismo associata a stimoli endogeni o esogeni, o anche come una funzione biologica del cervello. Ma come ridurre a una mera reazione biochimica il carburante e la materia prima delle nostre esperienze? Cosa sarebbe la vita senza emozioni? Forse una semplice ed amorfa raccolta di fatti, tutti identici per tono e volume.

E ancora: sappiamo davvero cosa sono le emozioni? E soprattutto, siamo in grado di riconoscere le emozioni in noi stessi?

Il ruolo delle emozioni nella nostra vita

La parola "emozione" deriva dal latino emotio, a sua volta derivato da e-moveo, ovvero "smuovere, trasportare fuori". L'etimologia ci suggerisce dunque un movimento, uno spostamento forzato, uno scossone. Filosofi e pensatori di ogni epoca hanno studiato le emozioni catalogandole nel novero delle passioni, affezioni patite (ovvero subite) dall'essere umano che suscitavano spesso perplessità, poichè non sempre gestibili e controllabili.

Nel celebre mito dell'auriga Platone rappresentò la sfera emotivo-passionale con un cavallo bianco (passioni sublimi) e un cavallo nero (passioni meno sublimi), che assieme all'auriga simboleggerebbero l'anima umana. Seppur irrazionali e spesso incontrollabili, le passioni sono qui rappresentate come il "motore" dell'anima, senza il quale la ragione non sarebbe che una flebile voce.

Studioso delle emozioni fu anche Charles Darwin, che per primo cercò di cogliere il significato adattivo delle emozioni e il legame, ad esempio, con l'espressività facciale, che osservò fotografando ripetutamente i propri figli.

Oggi gli scienziati ci forniscono modelli resoconti sulla fenomenologia delle emozioni, studiate a partire da diversi approcci e considerate sia su un piano biochimico che per le loro implicazioni adattive, relazionali o autoregolative.

L'emozione emerge così come uno stato cognitivo dall'elevata complessità, in cui oltre ad aspetti cognitivi convergono aspetti fisiologici, espressivi e tonalità del vissuto individuale assolutamente personali.

Caratteristiche delle emozioni.

Probabilmente non ci rendiamo conto di quanto le emozioni contino nella nostra vita. Spesso le emozioni rappresentano la "colonna sonora" dietro il film, a volte estremamente volatili e sfumate, anche perchè in pochi ci insegnano a riconoscerle e saperle utilizzare adeguatamente.

Nel mondo del marketing e della comunicazione questo lo si sa molto bene: sono le emozioni, e non la ragione a muovere davvero le nostre decisioni. Così si investono miliardi in spot dal significato dubbio ma dal grande impatto emotivo, giocando con simboli universali ed aspirazioni comuni. Un'intera branca del marketing, nota come marketing emozionale, fa oggi leva su quest'aspetto grazie ai contributi di psicologi ed esperti del settore.

Psicologi e studiosi distinguono le emozioni dai sentimenti e dalle passioni, attribuendo loro le seguenti caratteristiche:
  • Durata relativamente breve;
  • Capacità di distinguersi in modo chiaro da altre emozioni;
  • >Capacità di provocare una specifica reazione fisiologica (accelerazione del battito, aumento della temperatura corporea, modificazione del tono vocale e così via) o cognitiva, come alterazioni della capacità di concentrarsi, senso di disorientamento ecc.
  • Carattere di piacevolezza o non piacevolezza, mai di neutralità;


Antonio Damasio, celebre neuroscienziato e studioso delle emozioni, riconosce i sentimenti come stati "privati", totalmente interni, e successivi a quelle che chiama emozioni, ossia modificazioni che coinvolgono il funzionamento cerebrale ed il corpo e che hanno sempre almeno un elemento (postura, gestualità, mimica, ecc.) che può farsi manifesto.

Studiando le emozioni, poi, la psicologia evoluzionistica (ed in seguito la PNL) ha notato come agli stati emotivi corrispondano espressioni facciali ed una specifica mimica che si manifestano con poche distinzioni in tutte le razze e le culture. Vi sono poi i tratti caratteristici legati al background culturale, di cui si occupano gli studi di etnopsichiatria.

La Programmazione Neuro Linguistica, negli ultimi anni, ha molto approfondito lo studio dei diversi aspetti della comunicazione rispetto agli stati emotivi, lavorando sul riconoscimento delle emozioni a partire dai microsegnali inviati dal corpo. In questi ambiti, ad esempio, si lavora sulla riconversione delle emozioni con le submodalità visive, auditive e cinestesiche, modificando le proprie rappresentazioni interne e la loro "carica" emotiva.

Non a caso è molto forte il legame tra emozioni e memoria a causa dell'attivazione, in caso di eventi da noi vissuti come "emotivamente importanti", di amigdala ed ippocampo, che appartengono alle aree più "antiche" del cervello umano.

In questo modo la vivacità dei ricordi è legata al livello di attivazione emozionale relativo ai singoli eventi, poichè il cervello tende a catalogare come "degne di nota" tutte quelle esperienze legate a stati emotivi intensi.

L'alfabetizzazione emozionale: conoscere e riconoscere le emozioni.

Spesso si dice che la nostra società ci rende analfabeti emozionali. Non esiste infatti una "scuola delle emozioni" che sin da piccoli ci aiuti a individuare e riconoscere le emozioni più comuni, potendo così esprimere più chiaramente i nostri stati emotivi.

L'alfabetizzazione emozionale è lasciata alla discrezione di insegnanti, genitori e incontri occasionali, con tutte le imperfezioni e le personalizzazioni del caso. Le conseguenze? Individui bloccati, incapaci di esprimere e comunicare i propri stati emotivi, se non con un "bene!" o un "male!". In questo modo si perde l'infinita ricchezza dello spettro emotivo, oltre alla relativa consapevolezza della nostra vita interiore.

Per queste ragioni il lavoro terapeutico è spesso centrato proprio sulla consapevolezza delle emozioni, senza la quale possono svilupparsi numerose patologie psicosomatiche e disturbi del comportamento.

La classificazione più comune delle emozioni, sviluppata da Robert Plutchick e Nico Frijda, prevede quattro coppie di emozioni primarie:
- rabbia e paura;
- tristezza e gioia;
- sorpresa e aspettativa;
- disgusto ed eccitazione;

In seguito altri studiosi hanno individuato le cosiddette "emozioni secondarie": allegria, ansia, vergogna, rassegnazione, speranza, gelosia, offesa, perdono, nostalgia, delusione, rimorso.

Ma lo spettro degli stati emotivi è infinitamente più ricco e sfumato, ricco di tonalità miste e di picchi spettacolari, non sempre facili da costringere in uno schema di riferimento.

Del resto, tra emozioni e razionalità non corre buon sangue, come sostenne con enfasi Blaise Pascal.

L'intelligenza emotiva

Negli ultimi anni si è fatto largo il concetto di intelligenza emotiva, a partire da approfonditi studi effettuati in ambito psicologico.

Sebbene antiche tradizioni spirituali già collegassero l'emotività all'intelligenza, specie nell'ambito della dottrina dei chakra, con gli studi più recenti si è posto l'accento sulla possibilità di diventare consapevoli dei propri vissuti emotivi, con ricadute positive sia nella vita affettiva che in ambito professionale.

L'intelligenza emotiva rappresenterebbe quella capacità di sintonia empatica con l'altro, oltre che con sè stessi, sviluppata grazie ad una disciplina che ricorda molto da vicino i percorsi della spiritualità orientale.

Secondo Daniel Goleman, principale teorico dell'intelligenza emotiva, essere "emotivamente intelligenti" vuol dire avere piena consapevolezza dei propri vissuti emotivi, ma anche essere in grado di gestire le proprie emozioni e scorgere le motivazioni retrostanti alle azioni che compiamo. Significa inoltre riuscire a stabilire un rapporto empatico con l'altro e anche con i gruppi, cogliendo le dinamiche sottese alle relazioni e gestendole al meglio.

Conoscere le proprie emozioni, dunque, è in quest'ottica la chiave per vivere meglio. Il segreto è la pratica, l'allenamento, grazie alla quale sviluppare la capacità di "guardare dentro di sè" ed ascoltarsi in profondità.

Non a caso gli studi di Goleman hanno trovato numerose convergenze con gli insegnamenti del buddhismo, dove gran parte del lavoro su se stessi viene effettuato imparando a osservare e conoscere il proprio mondo interiore.

Bibliografia

  • Antonio R. Damasio, Emozione e coscienza, Adelphi
  • Antonio R. Damasio, L'errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano, Adelphi
  • Candace B. Pert, Molecole di emozioni. Il perché delle emozioni che proviamo, Tea
  • Daniel Goleman, Emozioni distruttive. Liberarsi dai tre veleni della mente: rabbia, desiderio e illusione, Mondadori
  • Daniel Goleman, Intelligenza emotiva, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
  • Daniel Goleman, Lavorare con intelligenza emotiva, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
  • Daniela Carini, Fabrizio Camilletti, Vito Amelio, La biologia delle emozioni. Dalle leggi di Hamer alla medicina biologica emozionale, Amrita
  • Joseph LeDoux, Il cervello emotivo. Alle origini delle emozioni, Dalai Editori
  • Keith Oatley, Breve storia delle emozioni, il Mulino
  • Mario Di Pietro, L'ABC delle mie emozioni. Corso di alfabetizzazione socio-affettiva, Centro Studi Erickson
  • Michela Balconi, Neuropsicologia delle emozioni, Carocci
  • Patrizia Pomati, Maria Varano, Grammatica delle emozioni. Come comprendere e gestire le proprie e quelle dei figli, Sonda
  • Tara Bennett Goleman, Alchimia emotiva. Come la mente può curare il cuore, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
  • Vinciane Despret, Le emozioni. Etnopsicologia dell'autenticità, Eleuthera


 








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