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La comunicazione efficace


Tutta la nostra vita, tutte le nostre relazioni sono un continuo scambio comunicativo. Una comunicazione incessante tra noi ed il mondo esterno, ma anche tra noi e noi stessi, il nostro mondo interiore. Scopriamo quali sono le regole basilari della comunicazione e come lavorare ad una comunicazione efficace.

Non è possibile non comunicare. Il primo assioma della comunicazione, definito dalla scuola di Palo Alto, ci dice senza mezzi termini che tutto è comunicazione. Lanciare uno sguardo distratto al vicino, rispondere scocciati al telefono, lampeggiare con i fari dell'auto sono tutti atti comunicativi, perchè presuppongono alcuni elmenti che si mantengono costanti.

Cosa significa comunicare

La comunicazione è un processo semplicissimo da schematizzare. Ogni comunicazione prevede anzitutto un mittente (A) e un destinatario (B), quindi un messaggio da trasmettere che effettuerà il percorso A ==> B. Il messaggio è espresso in un codice, simbolo o segno di natura verbale o non verbale, che nel caso più semplice è una serie di parole in lingua italiana. Abbiamo quindi il canale, lo strumento attraverso cui si propaga il messaggio (onde sonore, bit, scrittura, ecc.), e il contesto, al cui interno trova collocazione l'atto comunicativo.

Il processo comunicativo viene spesso rappresentato come bidirezionale o circolare, poichè la comunicazione è interattiva e fluida, e destinatario e mittente si scambiano a turno i ruoli.

Le componenti principali della comunicazione sono il nostro linguaggio, il tono di voce che usiamo e la postura fisica adottata, con tutti i suoi movimenti e le sue tipicità. Gli studi più recenti nell'ambito della PNL (Programmazione Neuro Linguistica) hanno chiarito come la fisiologia abbia un impatto decisamente superiore rispetto alle parole nella comunicazione. Questo significa che è importante prestare attenzione al non verbale, se vogliamo comunicare consapevolmente ed evitare incongruenze.

La PNL ha chiarito in modo definitivo che ciascun individuo è unico poichè possiede una propria mappa del mondo, un modo tutto suo di leggere le cose e gli eventi consolidatosi con l'esperienza. La comunicazione passa dunque attraverso l'interpretazione, e richiede una buona capacità osservativa per essere direzionata.

I professionisti della comunicazione sanno che ciascun comportamento in sè è comunicativo, e che può fornire importantissime informazioni su ciò che l'individuo pensa e sente. Anche il silenzio è profondamente comunicativo, poichè ci suggerisce tantissime cose lasciando spazio alla sola comunicazione non verbale.

Non si può dire che esista una comunicazione giusta, efficace, se non in relazione ad un obiettivo. Il processo comunicativo è infatti legato ai risultati che se ne vogliono ricavare, agli obiettivi, che nel caso ad esempio delle comunicazioni pubblicitarie, del marketing o della comunicazione terapeutica divengono di primaria importanza, e vanno consapevolizzati.

Il comunicatore efficace ha una sensibilità e una capacità di osservazione molto acuta, è flessibile e sa essere consapevole dell'intero processo comunicativo, senza perdere di vista le modalità del destinatario. È quindi un professionista della comunicazione, che prima di tutto ha dovuto (e lo sta ancora facendo!) imparare a comunicare con se stesso.

La comunicazione efficace

Comunicare è inevitabile, ma non sempre si tratta di un processo consapevole. Quando la comunicazione diventa consapevole e direzionata acquistiamo la possibilità di ottenere i risultati sperati: può essere un semplice sì "meccanico" dell'altra persona, ma anche la capacità di convincere il destinatario della bontà del nostro messaggio, o di "portarlo" nella nostra dimensione.

Un esempio? Parlare di quel che ci piace con trasporto, passione, immagini nitide e vivaci ha un effetto diverso che raccontare del nostro sogno del cassetto con toni cupi e bassi.

Si parla di comunicazione efficace sia in ambito psicologico che nel marketing, contesti dove è indispensabile il contatto profondo con il destinatario (o i destinatari) affinchè il messaggio risulti efficace ed incisivo. Un terapeuta o un counselor, ad esempio, hanno l'esigenza di mettere a proprio agio il paziente, di entrare in un rapporto più empatico ed autentico con lui, affinchè quest'ultimo possa aprirsi senza sentirsi attaccato o incompreso.

Quando le modalità comunicative sono spontanee ma automatiche si sta comunque comunicando: ecco una buona ragione per renderle più consapevoli.

La comunicazione efficace comincia dall'ascolto e dall'osservazione. L'atto comunicativo è uno scambio, un continuo palleggio. Ma per portare l'altro con noi, ossia creare un clima empatico, dobbiamo prima mostrarci disponibili ad accedere al suo mondo, con le sue stesse modalità. Solo così è possibile incidere nella relazione.

Anzitutto osserveremo i suoi toni, il suo non verbale, quindi la postura, la gestualità, i movimenti degli occhi... In PNL si cerca anche di identificare i sistemi rappresentazionali dell'individuo, ossia le modalità sensoriali che questi usa per dare un significato tutto suo alle esperienze vissute. Un individuo visivo, ad esempio, ricorre a forme verbali legate all'immagine ("ho visto..."), ha una postura dritta e una respirazione alta e manifesta una memoria, guarda caso, di tipo visivo. Un tipo uditivo, invece, parlerà più frequentemente di cose che ha sentito o ascoltato, usando toni intermedi e modulati. Il cinestesico, infine, è un tipo più legato alle sensazioni, che ama il contatto fisico e la dimensione tattile, con una gestualità più morbida.

La calibrazione è uno strumento sempre affidabile per rendere la nostra comunicazione più efficace: calibrarsi significa entrare in rapporto con il destinatario usando il suo stesso modello del mondo, quindi ricalcando, in modo naturale e non artificioso, sia la sua postura (corpo respiro) che il suo tono (emotività) e il suo linguaggio (mente, pensiero).

Nella comunicazione, lo suggerisce stesso la parola, bisogna partire da ciò che si ha in comune. Se intendo parlare con una persona di qualcosa che non conosce, posso farlo a partire da qualcosa che invece padroneggia bene, così da suscitare un clima di familiarità e mettere a proprio agio l'interlocutore, condurlo dolcemente nel mio mondo.

Per essere efficace una comunicazione dev'essere chiara, ovvero non ambigua, e responsabile, ovvero consapevole e rispettosa dell'altro, delle sue esigenze. Per tenere viva la comunicazione, ad esempio per mantere alto l'interesse in un'aula durante una conferenza, bisogna saper dare anche riferimenti emotivi forti, immagini vive che coinvolgano la componente emozionale risvegliando l'attenzione. È importantissimo anche dosare l'uso di termini generici, ricorrendovi solo per empatizzare con il cliente. Il rischio, infatti, è che i termini generici abbiano nell'altro un significato radicalmente diverso, che siano per lui "pieni" di altri riferimenti.

Strumenti e tecniche per la comunicazione efficace sono veramente tanti, ed è impossibile elencarli tutti, poichè coinvolgono il linguaggio ed i giochi linguistici, le tecniche psicologiche, l'ipnosi e diversi altri ambiti.

Resta il fatto che una corretta comunicazione include una buona dose di ascolto, una competenza o preparazione rispetto a ciò di cui intendiamo parlare e chiarezza rispetto ai nostri obiettivi. Saper leggere l'altro significa anche sapere cosa non dire in quello scambio comunicativo, cosa evitare, e soprattutto quali comportamenti o stili comunicativi sono inappropriati per il contesto e/o il destinatario in questione.

Comunicazioni non efficaci Se lo conosci, lo eviti. È fondamentale conoscere stumenti e strategie per comunicare bene, ma lo è altrettanto sapere come non comunicare, o conoscere mode e modi che bloccano la comunicazione. All'interno di un atto comunicativo, sia semplice che complesso, possono entrare elementi verbali e non verbali che interferiscono con la comunicazione, dando luogo ai cosiddetti blocchi comunicativi.

Esempi di atteggiamenti non verbali inibitori possono essere l'utilizzo di una postura chiusa e rigida, guardare l'interlocutore con uno sguardo troppo fisso, dare segni di impazienza, distrarsi mentre l'altro parla o mostrarsi incongruenti tra piano verbale e non verbale.

Provate ad immaginare il fastidio di una persona che dice di ascoltarvi ma tamburella con le mani mentre fissa l'orologio!

Lo psicologo Thomas Gordon ha in tal senso individuato ben 12 modalità da evitare durante il processo comunicativo, nel suo caso indirizzate prevalentemente ai terapeuti ma utili anche per la vita di tutti i giorni. Comportamenti come dare ordini, fare la morale, giudicare, approvare senza motivo, ridicolizzare o minimizzare possono sovente inibire l'altro e la sua libertà di decisione, bloccando la comunicazione e inducendo l'interlocutore alla "fuga".

Si tratta comunque di indicazioni di massima, poichè ciascuno ha le proprie modalità più consone e familiari. Un cinestesico, ad esempio, può infastidire un visivo se vi si rivolge con le proprie modalità cinestesiche.

Libri sulla comunicazione efficace

  1. A cura di Rino Rumiati e Lorella Lotto, Introduzione alla psicologia della comunicazione, Il Mulino
  2. Annamaria Testa, Farsi Capire, Bur
  3. Domenico Di Lauro, Manuale di comunicazione assertiva, Xenia
  4. Lorenzo Cantoni, Nicoletta Di Blas, Comunicazione. Teoria e pratiche, Apogeo
  5. Luigi Anolli, Fondamenti di psicologia della comunicazione, Il Mulino
  6. Marco Pacori, I Segreti della Comunicazione, DVE Editore
  7. Marino Bonaiuto e Fridanna Maricchiolo, La comunicazione non verbale, Carocci
  8. Mario Ricciardi, La comunicazione, maestri e paradigmi, Laterza
  9. Mariselda Tessarolo, La comunicazione interpersonale, Laterza
  10. Michael Hall, La PNL e la magia del linguaggio. La struttura della comunicazione efficace, Alessio Roberti Editore
  11. Nicoletta Cavazza, Comunicazione e persuasione, Società editrice Il Mulino
  12. Patrizio Paoletti, La chiave della comunicazione, Edizioni 3P
  13. Paul Watzlawick, J. H. Beavin, D. D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio Ubaldini
  14. Paul Watzlawick, Il linguaggio del cambiamento. Elementi di comunicazione terapeutica, Feltrinelli
  15. Richard Bandler, John Grinder, La struttura della magia, Astrolabio Ubaldini
  16. Umberto Eco, Trattato di semiotica generale, Bompiani


 








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