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L'ansia: conoscerla e vincerla


Preoccupazione, paura indistinta, malessere, insicurezza... l'ansia non è un fenomeno raro, e si accompagna a eventi e occorrenze della nostra vita personale e sociale.

Ma cos'è realmente l'ansia? A quali manifestazioni cognitive, emotive e comportamentali corrisponde?

Conoscere l'ansia

Un pò di etimologia: i latini parlavano di anxietas, da anxius che vuol dire “inquieto”, “affannoso”. Anxius, a sua volta, deriva da ango-, che significa “soffocare”. L'etimologia di ansia, dunque, si ricollega un respiro faticoso, affannoso, forzato.

Numerosi specialisti sottolineano il legame, anche etimologico, con il termine “angoscia”, ricordando come inglesi e tedeschi abbiano una sola parola per definirle entrambe (gli inglesi, infatti, dicono anxiety, i tedeschi angst).

L'ansia è uno stato di iperattivazione psicofisica, che a livelli moderati è talvolta propedeutico, ma può diventare patologico se si protrae troppo a lungo. In questi casi l'ansia sta interferendo con le normali attività del nostro quotidiano, e va quindi curata o attenuata.

L'ansia è, più in generale, una reazione adattiva. Ovvero, proviamo ansia perchè il nostro organismo trova l'ansia il comportamento più funzionale in quella circostanza specifica.

Stati d'ansia e disturbi d'ansia possono essere sporadici o frequenti, manifestarsi sottoforma di crisi o essere presenti come un motivetto costante. Messo da parte il concetto di nevrosi, oggi si parla di “disturbi” per classificare quella gamma di fenomeni che prima era identificata come nevrotica.

Una prima distinzione si può effettuare tra:

  1. ansia vera e propria, che consiste nell'anticipazione di un pericolo percepito, manifestandosi con preoccupazione a vari livelli;
  2. fobia, ovvero paura sproporzionata rispetto al reale pericolo;
  3. attacco di panico, ovvero un autentico “black out” del corpo, accompagnato da un fortissimo disagio e sensazioni di terrore;


L'ansia nel DSM-IV

Il DSM IV, ovvero il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali alla sua 4a revisione, elenca e definisce tutti i disturbi d'ansia, che all'epoca di Freud erano inseriti nell'ambito delle nevrosi. Nel DSM-IV troviamo alcune categorie principali di disturbi d'ansia:

  1. fobie (agorafobia, fobie specifiche, fobia sociale);
  2. disturbo di panico;
  3. disturbo d'ansia generalizzato;
  4. disturbo ossessivo-compulsivo;
  5. disturbo post-traumatico da stress ;
  6. disturbo acuto da stress;
  7. disturbo d'ansia indotto da sostanze, legato a condizioni mediche generali o di altra natura;


Una persona che evidenzia disturbi appartenenti a due o più delle categorie su menzionate presenta, in gergo tecnico, una comorbilità.

In caso di GAD (DAG) o disturbo d'ansia generalizzato, ad esempio, il DSM elenca 6 criteri diagnostici per il riconoscimento del disturbo. Essi includono:

  1. Ansia eccessiva e continuata per un periodo di almeno 6 mesi;
  2. Difficoltà a controllare le preoccupazioni;
  3. Ansia associata ad almeno 3 dei seguenti sintomi: irrequietezza, affaticabilità eccessiva, cattiva concentrazione, irritabilità, alterazioni del sonno, tensione muscolare;
  4. L'oggetto dell'ansia non si limita alle caratteristiche specifiche di altri disturbi d'ansia;
  5. Il disagio influisce in modo determinante sui rapporti sociali e lavorativi;
  6. Il disagio non è legato all'assunzione di un farmaco, una sostanza; non è neppure sintomo di un disturbo dell'umore, pervasivo o psicotico;


Nel DAG si vive un'atttesa apprensiva ed un'ansia persistente prottratta per un periodo di almeno 6 mesi, che implica anche continua tensione, oppressione, pessimismo e irritabilità. La cura più comune sono gli antidepressivi.

Alcuni disturbi d'ansia possono essere legati a cause specifiche, come il disturbo post-traumatico da stress, la crisi d'ansia reattiva e il disturbo acuto da stress. Altri, invece, non presentano legami riconoscibili con eventi o cause scatenanti.

Il disturbo di panico (DAP) è tra i più frequenti nella categoria dei disturbi d'ansia. Si manifesta con veri e propri attacchi di panico, in cui si percepisce improvvisamente l'imminenza di un pericolo, mentre si manifestano sensazioni forti di soffocamento, tachicardia e imminenza di svenimento. Il disturbo di panico riguarda la reiterazione di questi attacchi e la relativa ansia anticipatoria, e può dare origine in alcuni casi a manifestazioni di agorafobia.

Vincere l'ansia

Vincere l'ansia vuol dire riguadagnare la propria libertà personale, ritrovando un atteggiamento più sereno e rilassato. Se c'è un ansia adattiva e necessaria, è giusto però che il suo ambito d'azione sia limitato alle situazioni che davvero lo richiedono.

Per il disturbo di panico si utilizzano farmaci antidepressivi nelle fasi più acute (triciclici, inibitori della ricaptazione della serotonina, inibitori delle monoaminoosidasi), poi si può ricorrere alla psicoterapia o a una terapia cognitivo-comportamentale.

I casi di fobia sociale (timidezza eccessiva e patologica) si possono trattare con farmaci beta-bloccanti, terapia cognitivo-comportamentale e impegno nel sociale, che coinvolga il soggetto in attività sociali mentre è seguito da uno specialista.

Fobie specifiche come la classica paura dei topi, del sangue o dei ragni non hanno una vera e propria cura: si affrontano generalmente con l'esposizione diretta all'oggetto temuto, o con tecniche di visualizzazione ed immaginazione in cui si prende confidenza con quel che temiamo.

La terapia cognitivo comportamentale è la più utilizzata per i disturbi d'ansia, e prevede un lavoro molto mirato e direttivo in cui ci si concentra sul presente in un'ottica attiva e collaborativa.

Un'alternativa alla psicoterapia, almeno nelle fasi iniziali, è il counseling: grazie a una serie di sedute di counseling (tipicamente non direttivo nell'approccio) è possibile lavorare sulla consapevolezza degli stati ansiosi, specie se poco gravi, utilizzando tecniche di rilassamento o guidando il paziente (quando necessario) verso l'inizio di una psicoterapia.

Ansia e terapie alternative

Si parla spesso delle cosiddette terapie alternative per affrontare i disturbi d'ansia leggeri, o almeno l'”ansia da prestazione” che può colpirci in momenti critici.

La meditazione, specie quella vipassana di scuola buddhista, ha ricadute molto positive sui vissuti ansiosi: ci aiuta, anzitutto, ad educare una prospettiva di accettazione per il nostro lato ansioso, ed una nuova fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità. In tale direzione si muove anche la mindfulness, una rilettura laica e attenta delle tecniche meditative strutturata in un protocollo molto preciso, come piace a noi “occidentali” figli del paradigma scientifico.

Chi utilizza i fiori di Bach può sceglierli anche per mitigare l'ansia: aspen è indicato per calmare l'ansia generalizzata e senza oggetto; agrimony, invece, agisce su un'ansia più soffocata, mascherata; è bene comunque valutare caso per caso, poichè la scelta del fiore giusto va effettuata dopo un check-up completo del nostro stato emotivo, psichico e fisico.

 








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